•  

    Seguici:

    Cenni Storici del Geosito

    storia

    Il sito di Pietraroja

    I primi ritrovamenti nel sito paleontologico di Pietraroja risalgono al 1798 ad opera del geologo e naturalista italiano di origini svedesi Scipione Breislak, da allora il territorio rappresenta una preziosa finestra sul passato. Un giacimento noto agli studiosi per il rinvenimento di numerosi esemplari di pesci, anfibi erettili, di grande importanza tassonomica e biogeografica, fino al ritrovamento del celebre Scipionyx Samniticus, il primo dinosauro scoperto in Italia, ribattezzato dalla stampa popolare “Ciro” e di grande valore scientifico per lo straordinario stato di conservazione sia dello scheletro che dei tessuti molli.

    La storia

    La presenza di vertebrati fossili nella zona di Pietraroja fu segnalata per la prima volta da Scipione Brislak, nella sua opera “Topografia Fisica della Campania” del 1798. Lo studio scientifico dei reperti fu condotto da Oronzo Gabriele Costa che, tra il 1846 ed il 1865,pubblicò su di essi una ventina di lavori. Intorno agli anni 1914-1915 ad interessarsi del giacimento di Pietraroia fu Geremia D’Erasmo, che, nei suoi lavori, fornì una dettagliata descrizione dei pesci, rettili e anfibi del giacimento che allora ammontavano a circa 400 esemplari.

    L’interesse per il sito di Pietraroja viene ripreso da vari autori negli anni ‘60 e ’70, con particolare riguardo alla struttura, ai caratteri sedimentologici, alla stratigrafia e al paleoambiente. Negli anni successivi riprendono gli scavi ad opera delle Università di Napoli e di Torino e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano, che portano alla scoperta ed alla descrizione di nuovi taxa, rinnovando l’interesse per i reperti paleontologici di Pietraroja e a nuovi studi stratigrafico- deposizionali.

    Stratigrafia e fossili

    Alle Cavere affiorano i famosi calcari ad ittioliti dell’Aptiano. Si tratta di un calcare fittamente stratificato (plattenkalk) di colore bianco, avana e grigio, a cui si alternano sottili livelli di selce, in passato usato come pietra litografica. Sulle superfici di strato si possono ancora ammirare interessanti resti di pesci, talvolta associati a gusci di bivalvi, gasteropodi ed echinodermi. Nei livelli più scuri, bituminosi, ricchi in materia organica, è possibile osservare anche resti vegetali. Dagli scavi all’interno dell’area dell’Ente e nelle zone limitrofe provengono diversi generi di alghe (Salpingoporella, Thaumatoporella), piante superiori (Zamites, Brachyphyllum), foraminiferi bentonici (Cuneolina, Orbitolina), molluschi bivalvi e gasteropodi. I crostacei sono particolarmente abbondanti e fra essi è da segnalare la presenza di Pseudastacus, Parvocaris e Micropenaeus.

    La fauna a vertebrati è quella maggiormente rilevante. I pesci fossili sono abbondantissimi: Rhinobatus (l’unica specie di condroitto conosciuta a Pietraroja), Ocloedus, Lepidotes, Belonostomus, Hypsospondylus bassanii e decine di altre specie. Ocloedus e Lepidotes sono due generi di dimensione medio-grande, entrambi particolarmente abbondanti; hanno una forma discoidale, compressa lateralmente, tipica di pesci di ambiente riparato. Celtedens megacephalus è un anfibio fossile, la cui presenza è particolarmente importante poiché testimonia l’esistenza di acqua dolce, dando così un’indicazione fondamentale sul paleoambiente. Costasaurus rusconi è una specie enigmatica probabilmente appartenente ai lepidosauri squamati. Chometokadmon fitzingeri è un’altra specie di squamato descritta da Costa, simile nell’aspetto agli odierni scincidi. Per un secondo esemplare, inizialmente attribuito a Chometokadmon, fu istituito il nuovo genere e la nuova specie Derasmosaurus pietraroiae sulla base della dentatura acrodonte che mostra affinità con i rincocefali. Eichstaettisaurus gouldii è la specie più recentemente descritta; questo piccolo squamato è conservato in due esemplari. Un congenerico, Eichstaettisaurus schroederi, venne ritrovato a Solnhofen in Germania, un secondo a Montsec in Spagna, entrambi in siti molto più antichi. Questo suggerisce che a Pietraroja è stata rinvenuta una fauna a vertebrati relitta. Uno dei due esemplari di Eichstaettisaurus gouldii fu ritrovato come contenuto gastrico di un secondo rettile (probabilmente un rincocefalo diverso da Derasmosaurus). Pietraroja ha restituito due fossili di coccodrillomorfi, entrambi appartenenti alla specie Pachycheilosuchus ormezzanoi, che mostrano diversi caratteri arcaici, testimonianti anch’essi la natura di fauna residuale per i vertebrati terrestri di Pietraroja.

    Scipionyx samniticus

    Scipionyx è un dinosauro teropode appartenente al gruppo dei compsognatidi, descritto preliminarmente nel 1998 e oggetto di una recente ed estesa monografia. L’olotipo e unico esemplare noto misura meno di 25 cm dalla punta del muso all’estremità conservata della coda (in vita doveva raggiungere i 50 cm). Le proporzioni corporee, il muso corto, la fontanella fronto-parietale ancora aperta, la probabile presenza di uno spazio per il sacco del tuorlo nell’addome, il grado di ossificazione della colonna vertebrale e la dentatura indicano che Scipionyx morì qualche giorno dopo la nascita. L’esemplare conserva una varietà di tessuti molli mai vista prima in un fossile. Tra i tessuti interni vi sono legamenti intervertebrali, cartilagini articolari nelle ossa delle zampe, muscoli e connettivi del collo, parte della trachea, residui dell’esofago, tracce del fegato e di altri organi ricchi di sangue, l’intero intestino, vasi sanguigni mesenterici, muscoli del cinto pelvico, degli arti posteriori e della coda. I tessuti esterni sono rappresentati dall’astuccio corneo delle falangi ungueali. Le fotografie realizzate con il microscopio elettronico a scansione mostrano l’eccezionale fossilizzazione dei tessuti molli e di strutture subcellulari, come la striatura a bande dei sarcomeri nelle cellule muscolari. La microanalisi degli elementi chimici al SEM ha dimostrato che la macchia rossa contenuta nel torace del dinosauro è un accumulo di minerali di ferro derivante dalla decomposizione dell’emoglobina del sangue, concentrato nel fegato, nel cuore e nella milza. Per contro, i residui di muscoli diaframmatici presunti da alcuni paleontologi in realtà sono soltanto un nodulo di calcite, non compatibile con la conservazione degli altri tessuti muscolari. Questa evidenza, unita ad altre osservazioni anatomiche sulle ossa e sugli organi interni di Scipionyx, smentisce l’ipotesi che nei dinosauri la ventilazione dei polmoni fosse aiutata da movimenti “a pistone” del fegato come succede per i coccodrilli odierni. L’esemplare contiene numerosi resti di cibo, tra cui una zampa di lucertola e alcune scaglie di pesce. Lungo il tubo digerente ogni resto occupa una posizione precisa, consentendo di ricostruire la cronologia della nutrizione del piccolo dinosauro.

    Bibliografia 

    Il Geosito di Pietraroja è un luogo dal valore storico, culturale e scientifico unico nel panorama nazionale, che racchiude in sé una ricchezza di fossili animali e vegetali dalla bellezza e rilevanza scientifica riconosciuti a livello internazionale da molti anni. Molti sono stati gli studiosi che hanno scritto sul valore e la ricchezza del geosito di Pietraroja.

    I primi studi risalgono al tardi ‘700, negli ultimi anni del XVIII secolo, quando il geologo e naturalista italiano Scipione Breislak studiò ed annotò le sue scoperte scientifiche durante il viaggio esplorativo tra i vulcani e le montagne campane. L’opera, pubblicata nel 1798 e intitolata Topografia fisica della Campania, risulta essere la prima testimonianza scientifica sul Geosito di Pietraroja. Anche nel XIX secolo ci furono molte opere scientifiche che rimarcarono il valore e l’importanza geologica e paleontologica di Pietraroja, con il definitivo passo in avanti effettuato grazie all’impegno e agli studi di Oronzo Gabriele Costa che, tra il 1821 e il 1847, fu titolare della cattedra di Zoologia presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. Molte sono state le opere che il Professor Costa dedicò a Pietraroja e alle sue “rocce” tra le quali ricordiamo: “Annali dell’Accademia degli Aspiranti Naturalisti in Napoli” del 1847, “Memorie della Reale Accademia delle Scienze in Napoli” del 1857 e “Atti dell’Accademia delle Scienze Fisiche e Matematiche di Napoli” del 1866. Negli ultimi anni del XIX lo scettro del divulgatore e ricercatore scientifico principale sul Geosito di Pietraroja passò da Oronzo Gabriele Costa al professor Francesco Bassani, docente di geologia presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. Tra le sue opere accademiche, ricordiamo in particolare “Rendiconti del Reale Istituto d’Incoraggiamento in Napoli” del 1892.

    Nel ‘900 non vanno dimenticati gli studi effettuati dal professor D’Erasmo e dal professor D’Argenio e, ovviamente, la scoperta del fossile di Scipionyx effettuata nei primi anni del 1980 ad opera del paleontologo amatoriale Giovanni Todesco e la sua famiglia. Lo Scipionyx, il primo dinosauro mai scoperto in Italia, è stato presentato alla comunità scientifica internazionale solo nel 1998 tramite la prestigiosa rivista scientifica Nature, pubblicando gli studi effettuati sul fossile ad opera di Cristiano Lorenzo Dal Sasso e Marco Signore.

    Di seguito riportiamo una dettagliata bibliografia relativa al Geosito e ai fossili in esso ritrovato.

    Bibliografia scientifica

    Torna all'inizio dei contenuti